© Marco Canoniero
Gli errori iniziali in granata, la bella reazione, le parate decisive nelle ultime vittorie. E ora la nazionale
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TORINO - La lunga rincorsa, l’arrivo in granata, le prime settimane d’ambientamento, le critiche, la svolta. E infine la chiamata della nazionale, quella del Brasile: la convocazione è arrivata a due mesi esatti dalla firma di Lucas Perri con il Torino. Sessanta giorni intensi, quelli del portiere, che ad inizio stagione ha pagato un po’ il salto in un altro campionato, in un altro Paese. Nuovo staff, nuovi compagni, la necessità di prendere le misure prima di potersi esprimere al meglio. Le tre settimane di sosta sono state fondamentali: il portiere ha potuto lavorare con tranquillità, trovando quella continuità in allenamento che fino a quel momento gli era mancata, un po’ per il piccolo infortunio estivo ancora nel Leeds e un po’ per l’impossibilità di svolgere la preparazione con il Torino**. Per questo motivo il Filadelfia è quasi diventata la sua casa**: il granata si è allenato senza risparmiarsi, anche durante i giorni di pausa, così da poter bruciare le tappe e ridurre il gap atletico con il resto dei compagni.
Dal Toro al Brasile
La chiamata in verdeoro per la doppia amichevole contro Giappone e Singapore è certamente il frutto di quello che Perri ha dimostrato nelle ultime partite: al di là della sfida col Como e di un finale piuttosto concitato (e negativo per tutta la squadra), l’estremo difensore ha raccolto complimenti con l’Udinese, con il Parma, col Monza. Interventi difficili e decisivi che hanno consentito al Torino di costruire le tre vittorie consecutive, una striscia che però contro la squadra di Fabregas si è interrotta. «Perri sta crescendo - ha spiegato Abate in conferenza stampa -. È arrivato non in perfette condizioni fisiche, con un infortunio alle spalle. Quando uno straniero arriva in un contesto nuovo bisogna dargli tempo per adattarsi, vale per lui come per il resto del gruppo». Un percorso che però è stato decisivo per ottenere questa chiamata di Ancelotti: l’estremo difensore ha avuto bisogno di tempo e proprio in quelle settimane l’allenatore granata non ha mai smesso di sostenerlo e di credere in lui, senza mai tornare indietro sulla decisione di affidare al brasiliano le chiavi della porta, nonostante il buon inizio di Mascardi.
I meriti di Perri
«Il merito è solo di Perri, io non me ne prendo. Sì, è stato criticato, ma le critiche se si vuole fare questo lavoro in un determinato tipo di piazza bisogna accettarle, bisogna conviverci e avere le spalle larghe, l’importante è che i ragazzi percepiscano la mia fiducia. Sono molto contento della sua convocazione in Nazionale». Dal canto suo Perri ha sempre voluto dividere i meriti con compagni e staff**. Dopo il successo di Parma, l’unica occasione in cui il Torino ha chiuso senza subire alcun gol,** il portiere - intervistato a caldo - aveva sottolineato l’importanza di tutti: «Ho trovato un grandissimo gruppo e quindi il clean sheet non è solo merito mio ma della squadra e del lavoro del reparto difensivo. Devo ringraziare i preparatori dei portieri, lavorano forte con me e con gli altri. In Italia c’è più attenzione alla parte tattica, è più difficile segnare, le difese sono schierate in maniera più attenta. Il valore del gol qui è più grande».
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