Intervista al doppio ex dei bianconeri e del Napoli: "Con Ancelotti capitò una situazione simile"
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TORINO - Fernando Llorente conosce bene entrambe le facce della sfida. Quella bianconera, dove ha contribuito a costruire le basi di un ciclo vincente culminato nei nove scudetti consecutivi, e quella azzurra**, vissuta in una Napoli in cui ha condiviso lo spogliatoio con Carlo Ancelotti.** Doppio ex di Juventus e Napoli, l’attaccante spagnolo osserva con lucidità il momento delicato dei bianconeri, alle prese con una crisi che, a suo avviso, va ben oltre le responsabilità dell’allenatore. Dal ritiro voluto da Spalletti alla necessità di ritrovare compattezza, passando per il confronto tra le rose, Llorente indica la strada per uscire dalle difficoltà e avverte: contro gli azzurri non sarà più tempo di rimandare.
L'intervista al doppio ex
Llorente, da ieri sera è iniziato il ritiro in casa Juve prima della sfida contro il Napoli. Condivide questa mossa? «A Napoli ne abbiamo fatto uno nel 2019. Ma lo penso ancora oggi: non era il momento perché non era una cosa decisa dai giocatori e dall’allenatore. In questo caso, se ha agito direttamente Spalletti, sicuramente ha fatto benissimo: è lui l’uomo che gestisce la squadra ed è quello che conosce meglio la situazione dentro allo spogliatoio». A cosa pensa un giocatore in un momento così? «È un momento che serve per alzare la soglia d’attenzione di tutti. Poi ogni giocatore lo vive in maniera diversa: chi ha famiglia lo fa sempre mal volentieri, inutile negarlo, mentre ai giovani non cambia più di tanto la routine quotidiana. Sono convinto, a maggior ragione dopo aver visto la squadra a Genova, che la Juve abbia bisogno di un momento per compattarsi».
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La crisi Juve: Lorrente risponde
Si è fatto un’idea di cosa manchi a questa Juve? «Alla Juve manca un po’ tutto. Sono arrivato a Torino che avevamo una squadra composta da un’ossatura di italiani. Poi c’erano anche giocatori che facevano la differenza come Tevez, Vidal e Pogba. Eravamo una squadra molto solida, unita e con giocatori che facevano la differenza. E poi sono convinto che manchino anche simboli di juventinità come Del Piero o Marchisio, qualcuno che abbia coscienza del mondo Juve e che lo sappia trasmettere ai nuovi arrivati». Normale che in momenti come questi l’allenatore rischi di pagare per tutti. La vede come una soluzione utile? «Quando noi cambiammo Ancelotti a Napoli non servì a niente: la squadra aveva dei problemi con la società e quelli non cambiarono, avevamo un male più profondo rispetto all’allenatore. Penso lo stesso dell’attuale Juve: i giocatori devono lavorare ancora più forte, sforzarsi di più, lottare e aiutarsi. Prima partendo dalla solidità difensiva e poi pensando a delle soluzioni per fare qualche gol in più. Quando c’era Ancelotti a Napoli avevamo un rapporto magnifico con lui, anche se i risultati non arrivavano. Avevamo solo bisogno di tempo. Ora è giusto che la Juve si guardi allo specchio e trovi delle soluzioni per uscire dalla crisi: l’allenatore da solo non può fare nulla, è giusto che i giocatori trovino una soluzione».