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Balbo: "Dissi no alla Juve e mandai a quel paese Zeman"

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River Plate v Central Cordoba - Liga Profesional 2022Getty Images

Abel Balbo è il doppio ex di Udinese-Roma.

L'ex attaccante argentino ha dichiarato in un'intervista aLa Gazzetta dello Sport: "Non chiedetemi per chi tifo, sarebbe come dire se vuoi più bene a un figlio o all'altro. In bianconero sono diventato uomo, mi hanno accolto come un figlio. ****Sono arrivato a Udine grazie a un guizzo di Marino, che venne a vedermi in segreto in Argentina.****Mia moglie era appena maggiorenne, eravamo due bambini. Ci siamo dovuti adattare: lingua diversa, cultura diversa, un altro mondo".

"Lì sono cresciuto per davvero****. Roma è magica, ma devi avere la testa giusta****. Se ti butti giù alla prima critica è finita. Rispetto a Udine era come planare su un pianeta nuovo: passi da un paesone di 100mila abitanti a una città di milioni. Cambia tutto. Poi lo Stadio Olimpico è incredibile, noi abbiamo vissuto anni spettacolari, specialmente con Mazzone in panchina. Per me Carletto è stato come un papà".

****"Con Mazzone fu amore, con Zeman ni…? Già, ma negli anni ne ho lette di ogni. Si dice che io gli abbia dato del laziale, non è vero. Semplicemente dopo un cambio lo mandai a quel paese.****Non ci siamo trovati, capita. Io avevo voglia di sentirmi libero di giocare come sapevo e forse nessuno me l'ha mai concesso a pieno. Eppure io in carriera ho giocato ovunque: in Argentina facevo il trequartista, al Mondiale del 1990 il terzino e a quello del 1994 la mezzala. Dove stavo giocavo. In generale, Mazzone è stato il migliore, un vero romanista".

****"Questa Roma è forte, davvero tanto.****Ha un gruppo solido, formato da calciatori con gli attributi. Gasperini li fa rendere al massimo, loro si butterebbero nel fuoco per lui. Più di tutti mi ha stupito Soulé. Sta facendo quello scatto che feci io quando arrivai a Roma. Mati si prende la squadra sulle spalle, è diventato un leader. Un altro che voglio citare è Balerdi: il giocatore perfetto per un allenatore come Gasperini. Per non parlare di Dybala e Malen, ma davvero c’è bisogno di commentare due così? La squadra giallorossa può vincere lo Scudetto, lotterà con l'Inter che al momento è avanti. La squadra di Chivu è più attrezzata, sia come undici che come seconde linee. La Roma però recita il ruolo dell'antagonista e lo sarà fino alla fine. Se i nerazzurri dovessero fare un passo falso, i giallorossi dovranno essere lì pronti a cogliere l’occasione. Nulla è scontato, possono farcela".

"La Roma campione d'Italia nel 2001 era un'altra roba, avevamo campioni in ogni reparto. Io ero il quarto attaccante e davanti avevo Batistuta, Totti e Montella. Potevamo solo vincere. Il merito di quella vittoria è di Franco Sensi, un presidente illuminato. Non ce ne sono più uomini come lui nel calcio. Fu lui a volermi a Roma e gliene sono infinitamente grato. E pensare che arrivai a Roma quasi per caso. Dovevo andare all'Inter, ma il presidente Pellegrini non mi prese perché avevo una brutta firma. In effetti era davvero orrenda, da lì l'ho cambiata! Però mi ha preso la Roma e non poteva esserci epilogo migliore. Sensi spese tanto per portarmi via da Udine - 18 miliardi delle vecchie lire - e ****per lui ho detto no a tante offerte negli anni successivi. Pure alla Juve.****A Torino non sarei proprio andato, anche per una questione di rispetto".

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