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Allegri: “La Juve non è finita per il mio Napoli non sarà facile ma noi siamo cresciuti”

Allegri: “La Juve non è finita per il mio Napoli non sarà facile ma noi siamo cresciuti”

«Conosco l’importanza di questa sfida, ma il Napoli ormai è cresciuto. Non possiamo accontentarci di vincere soltanto uno scontro diretto. L’obiettivo è arrivare in fondo a tutte le competizioni». Massimiliano Allegri presenta così la sfida contro la Juventus. Per lui non sarà mai una gara come le altre considerando il suo passato. «Noi e la Juventus abbiamo gli stessi punti, è il confronto tra due squadre indietro in classifica».

C’è ancora spazio per l’emozione in vista del ritorno a Torino?

«E’ inutile ricordare tutte le volte questo aspetto. Ho trascorso 10 anni della mia carriera a Torino, è praticamente il 50%. Mio figlio vive ancora lì, sarà una partita bella. Sarà uno scontro diretto tra due squadre che sono indietro in classifica».

Che progressi ha visto dopo Monza? Allegri ha una nuova filosofia?

«Non c’è una nuova filosofia, abbiamo segnato diversi gol nelle ultime quattro partite, ma abbiamo concesso anche parecchio. Dobbiamo migliorare sia in fase di possesso che non di possesso. Il campo va occupato meglio, la gestione della palla va fatta in modo migliore e capire quando accelerare o rallentare».

Che miglioramenti si aspetta domani dalla squadra?

«Noi lavoriamo tutti i giorni per correggere gli errori, abbiamo vinto una bella gara a Monza, non è mai semplice. Adesso non facciamo proclami, restiamo in silenzio e facciamo i fatti. Siamo indietro in classifica e dobbiamo sistemarla. Non sarà facile. La Juventus è stata allestita per lottare per le prime quattro posizioni e in questo momento ha gli stessi punti del Napoli. Troveremo una Juve ferita e arrabbiata. Non sarà come la stiamo dipingendo».

Come sta Rrahmani?

«Rrahmani ha avuto questa influenza. Oggi vediamo come sta. Se sta abbastanza bene, gioca, altrimenti toccherà ad uno tra Marianucci e Beukema. Per Anguissa stesso discorso».

E’ soddisfatto del rendimento di Hojlund?

«Ha sempre giocato bene, col Monza si è anche sbloccato e ha disputato una buona partita».

Cosa manca per ottenere una vittoria importante?

«E’ difficile dirlo. A volte può essere la fase difensiva, come accaduto contro la Roma, così come a Milano contro l’Inter. Bisogna migliorare le due fasi».

Ha avvertito l’importanza di questa partita per i tifosi?

«Certo. In città in questi giorni la gente parla di questa sfida. Ma per una società come il Napoli che domina ormai da 15 anni credo sia riduttivo puntare soltanto su una partita. Noi dobbiamo arrivare in fondo in campionato per essere tra le prime quattro, passare il turno in Champions e andare avanti in Coppa Italia. Così faremo una buona stagione. Non possiamo accontentarci di vincere soltanto uno scontro diretto».

Quali sono i criteri di scelta tra De Bruyne e Gilmour?

«Abbiamo perso Lobotka, è un giocatore importante. Abbiamo avuto fortuna comunque, perché la prossima settimana dovrebbe ritornare ad allenarsi in campo. Dopo la sosta ritroveremo Favasuli, Spinazzola e Neres. De Bruyne può fare il regista, ma anche Gilmour. Ci saranno anche partite con due mediani. Ora pensiamo a domani».

Il momento particolare della Juve è l’insidia più grande per il Napoli?

«Sono d’accordo. Molti credono che la Juventus sia una squadra morta, ma i bianconeri difficilmente lo fanno. C’è un grande allenatore. In questi momenti di solito i gruppi si compattano».

E’ cambiato il calcio in Italia con tanti gol. Qual è il motivo?

«Non ce n’è una sola. Ci sono diverse componenti. Il gioco effettivo è aumentato. Siamo all’inizio della stagione, i punti contano, ma vediamo a marzo, quando i punti ti servono per entrare in Champions o per non retrocedere. I numeri torneranno in equilibrio»

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