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Sardonico, il calcio. Stasera allo Stadium**, Juve-Napoli è anche e soprattutto Spalletti versus Allegri**. Cioè, proprio Allegri decide il futuro di Spalletti. Siamo soltanto alla decima giornata, ma dite voi se il sogghignante, anonimo regista del campionato avrebbe potuto proporre un incrocio così beffardo e già cosi determinante. Da una parte, il signore di Certaldo che il 30 ottobre ha festeggiato il primo anno juventino: confida non sia l'ultimo, se la squadra non lo mollerà come l'ha mollato a Marassi. Luciano che il 4 maggio 2023, con cinque giornate d'anticipo firmò il penultimo scudetto del Napoli. In tribuna, perché squalificato, ma di certo collegato in tempo reale con le orecchie di Landucci, siederà Allegri, allenatore del Napoli, otto anni a Torino (2014-2019 e 2021-24), 5 scudetti, 4 Coppe Italia di fila e una quinta sei anni dopo la quarta, 2 Supercoppe, due finali di Champions.
I due toscani sono a pari punti, eppure risultano già pesantemente staccati dai traguardi che contano: -11 dalla coppia di testa Inter e Lazio; - 6 dalla zona Europa Vip. Entrambi lo sanno: comunque andrà a finire, ne resterà solo uno in lizza per ciò che conta. Le ragioni sono diverse, tuttavia, né la Juve né il Napoli possono permettersi di perdere e il pareggio non serve a nessuno, soprattutto se lassù sulla montagna Chivu e Gattuso continuano a scalare. E poi, rimanendo alla Continassa, "se giochi nella Juve il pareggio equivale a una sconfitta ". Lo ricorda Tacchinardi, 404 presenze, 15 gol e 14 trofei allineati al J Museum. Un tempo, il tempo della gloria condivisa anche da Alessio, era così. Oggi no. Sono sei anni che squadra e società si scapicollano sulle montagne russe. Sei anni con sei allenatori e tredici dirigenti diversi: dal 2020, l'anno dell'ultimo scudetto siglato Sarri alla graticola autunno 2026 sulla quale i giocatori hanno piazzato Spalletti. Perché a questo punto bisogna ripeterlo forte e chiaro, come ha fatto Giovanni Carnevali strigliando la squadra dopo Marassi e spedendola in ritiro. Il problema non è l'allenatore che fa i salti mortali senza rete per dare un senso a una stagione che, sinora, un senso non ce l'ha.
Il problema sono quei giocatori, non tutti, però molti, che né il tecnico né Bremer possono portare in braccio, per ricorrere al lessico del capitano. La prestazione di Genova è stata disastrosa eppure Allegri, gran volpone e troppo esperto navigatore di questi mari, sostiene: "Danno la Juve per morta, ma io non ci credo . In momenti di difficoltà le squadre si compattano e Spalletti è bravissimo: sa bene che cosa fare". Un invito per niente subliminale al Napoli affinché non pensi a una passeggiata fra petali di rose, un cavalleresco attestato di stima rivolto al collega in acque agitate. Il quale, nei frangenti attuali si presume gradirebbe anche una vittoria di corto muso, proverbiale specialità del rivale recentemente convertitosi al largo muso, viste le tre partite grondanti gol in serie (4 al Bodø, 3 alla Roma e 4 al Monza). La tigna di Luciano opposta al Sornione Max, in palio una posta che condizionerà il futuro dell'uno e dell'altro. Stavolta, Juve-Napoli è davvero uno scherzo del destino. D'altronde, lo pensava anche Schopenhauer: il destino mescola le carte e noi giochiamo.