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Juve, le gambe corrono ma la testa no: così i dati negano i problemi atletici e ne evidenziano altri

Numeri alla mano la differenza con il Genoa a livello di ritmo e intensità è stata di organizzazione: bisogna gestire palla e momenti

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C’è un modo di dire che passa di bocca in bocca ed è trasversale alla squadra di appartenenza. Più o meno, si riassume così: quando si vince, i numeri diventano un orpello. Quando si perde, invece, si iniziano a scandagliare i dati alla ricerca del bug di sistema, di quello che ti ha portato ad uscire dal campo con zero punti e la testa china. E, visto il momento della Juventus, dopo la partita contro il Genoa tocca tirare fuori la lente d’ingrandimento e provare a razionalizzare ciò che di razionale ha poco e nulla. Nel proliferare di commenti social finisce sotto accusa anche l’aspetto fisico: “La Juve non corre”. Ma è davvero così? I dati messi a disposizione dalla Lega Serie A raccontano un’altra storia che, se vogliamo, pare essere ancora più preoccupante. Il lavoro del preparatore atletico Francesco Sinatti – riconosciuto nell’ambiente come un punto di riferimento -, c’è e si vede. Non è di un richiamo di preparazione che la squadra avrebbe bisogno. La Juve corre, ma corre male, gestisce in maniera errata i momenti, non ci mette testa. Tesi, questa, che sembra trovare una sponda piuttosto solida nei numeri post Genoa. Partiamo da un dato: i bianconeri, al Ferraris, hanno corso 6.57 chilometri ad alta intensità, la squadra di De Rossi “solo” 5.8.

Dati interessanti, anche sugli sprint

Cosa si intende per alta intensità? In una scala dello sforzo si può inserire questa al quarto posto su cinque andature differenti. La prima è la camminata: il gioco è fermo, mi muovo senza correre da una parte all’altra del campo. La seconda è la corsa a bassa intensità: andatura lenta, ma pur sempre di corsa, perché magari in quel dato momento il gioco si sta sviluppando da un’altra parte o, perchè, in una fase di transizione c’è la difesa che risale il campo di qualche metro. Al terzo posto c’è la media intensità. Al quarto posto arriviamo all’alta intensità: la definizione basta a comprendere di quale momento del gioco si stia parlando, lo sforzo è importante. Infine, gli sprint, ovvero quando un atleta si avvicina o tocca la sua velocità massima, potendolo fare solo per alcuni secondi. A livello metodologico, le distanze vengono misurate attraverso sistemi di tracciamento e le intensità possono essere o standardizzate oppure adattate individualmente. Cioè, è evidente che calciatori come Kolo Muani o Douglas Luiz abbiano velocità di sprint differenti. Proprio sugli sprint c’è un dato altrettanto interessante e che aiuta a restituire una fotografia più a fuoco di quello che è stato Genoa-Juventus. La squadra di De Rossi ha completato 150 sprint, la Juventus 139. Insomma, i liguri hanno tirato fuori dalla propria riserva di energie ciò che hanno risparmiato nella corsa ad alta intensità, riuscendo maggiormente a spezzettare le proprie risorse e ottimizzarle.

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La Juve ha rincorso, girando a vuoto

È come si usa l’energia a far la differenza e non quanta se ne usi ed è soprattutto questo ad emergere. Trasferendo l’analisi al campo, questa contribuisce a tradurre ulteriormente ciò che si è visto senza l’apporto dei numeri. Da una parte, quella del Genoa, meglio organizzata; dall’altra una squadra che ha rincorso, spesso girando a vuoto. Da una parte l’efficacia, dall’altra la frustrazione. E non solo. Perché la maggior distanza percorsa dalla Juventus ad alta intensità va a erodere il magazzino energetico dei calciatori, quello che si inizia a riempire in estate con la preparazione e a cui si attinge nei diversi momenti della stagione. È uno stress fisico che, inevitabilmente, si paga. E diventa profondamente frustrante se, come in questo caso, risulta anche inefficace a livello di risultato. Il dato sulle corse ad alta intensità, da solo, non è abbastanza per dire che la squadra bianconera brilli da un punto di vista fisico. È abbastanza, però, per dire che non sia nella corsa il principale problema di Spalletti e del suo staff. Non è con una maggior preparazione atletica che si vincono i contrasti, si conquistano le palle contese, si azzeccano le scelte negli ultimi metri di campo. In estrema sintesi: la Juve corre, ma lo fa senza testa.

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