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Simeone e Adams sono apparsi più stanchi del solito. Ma sono anche stati serviti poco e male
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Non accadeva da quasi cinquanta giorni: 48 giorni dopo, a Frosinone l’attacco del Toro si è inceppato. La squadra che finora aveva segnato 14 gol in 9 partite, con una media di 1,5 gol a incontro, arrivando quasi a doppiare quella dell’anno precedente, stavolta non è riuscita a sorprendere gli avversari, come già era accaduto lo scorso 14 settembre contro la Roma (unico altro caso per i granata nell’attuale Serie A). È mancato l’apporto dei centrocampisti, certo, ma il rendimento degli attaccanti è sembrato distante anni luce da quello delle ultime uscite. Adams e Simeone, la coppia titolare, quella che Abate ha sempre schierato dal 1’ dal rientro dall’infortunio dello scozzese, non ha saputo esaltarsi come accaduto contro Parma, Monza e Como. Generosità, brillantezza, capacità di andarsi a costruire le occasioni, assist, reti: nulla di tutto questo. Allo Stirpe il Ché non ha dato le belle sensazioni di martedì, quando al di là della rete aveva dimostrato di essere in palla, propositivo, assolutamente un trascinatore. Non ha fatto di meglio il Cholito, apparso più stanco del solito. Abate, però, non è preoccupato: “Bisogna restare equilibrati - ha spiegato in conferenza stampa -, li vedo crescere, hanno qualità e hanno fatto una buonissima partita”. Come se non bastasse, i cambi non hanno dato la svolta attesa: non lo ha fatto Zapata e non lo ha fatto nemmeno Kulenovic. Il capitano del Toro ha ritrovato il campo dopo due panchine consecutive, aumentando il proprio minutaggio: se contro Sassuolo, Roma e Parma aveva collezionato sette minuti per gara, nei venti (più recupero) di ieri il colombiano avrebbe avuto la possibilità di dare qualcosa in più. Invece non è successo. Meno tempo per il croato, invece, mandato in campo a 10’ dalla fine: se contro Bologna e Udinese aveva fatto la differenza alzandosi dalla panchina e trovando due gol decisivi, stavolta è stato travolto dagli eventi. In negativo, ovviamente. La chance non l’ha sfruttata nemmeno Aboukhlal: l’esterno è tornato in campo da titolare dopo quasi nove mesi (non giocava dal 1’ dal 15 febbraio), complice l'infortunio di Cacciamani, ma la sua non è stata una prestazione indimenticabile.
"Quel fallo non era da rosso"
Il marocchino, sostituito anche perché ammonito, non la pensa però così: “Sono comunque soddisfatto del mio primo tempo, anche se so di dover ancora riprendere il ritmo gara. Mi sono sentito subito bene, è bello ritrovare il feeling col campo, è stato importante per me riprendere confidenza con la partita e trovare spazio”, ha spiegato a caldo prima a Dazn e poi in conferenza stampa. Un suo intervento su Raimondo ha costretto Alvini a sostituire l’attaccante: “Mi spiace per il fallo, però era da giallo e non da rosso, non sono un calciatore cattivo, non volevo entrare male sull’avversario”. Questa estate sembrava che per lui fosse terminata l’avventura in granata, invece le cose sono andate diversamente: “Conosco le mie qualità e so che cosa posso dare, voglio mostrare mie qualità, fare gol e fare assist. Per me è una ripartenza, ho voglia di dimostrare qualcosa e per questo ho deciso di restare al Toro, qui sto bene e posso dimostrare il mio valore”, ha spiegato. Poi ha analizzato anche la partita della squadra: “La prima parte è stata buona, la chiave è stata l’inizio della ripresa quando abbiamo subito il gol, che è stato decisivo. L’errore è stato concedere quella rete troppo presto, di certo non eravamo stanchi e non più del Frosinone che ha giocato due giorni dopo di noi. Cosa ci ha detto Abate? Quello che il mister dice rimane negli spogliatoi. Sicuramente ci aspettavamo una partita difficile, l’avevamo preparata aggredendo le seconde palle. Ora non dobbiamo perdere la fiducia”.
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